Seppure a denti stretti, il commissario europeo agli Affari economici, lo spagnolo Joaquin Almunia, ha dovuto ammettere che l’euro forte rispetto al dollaro non è tutto rose e fiori e che semmai in questi ultimi mesi ha finito per penalizzare la crescita economica dei Paesi membri del sistema della moneta unica. Almunia, nel messaggio contenuto nel Rapporto sui 10 Paesi della Uem (Unione economica e monetaria) ha affermato che l’euro è “un successo indiscutibile” ed ha “protetto i Paesi della moneta unica dall’incertezza economica e dai rincari di petrolio e degli alimenti”. Certo, ha ammesso, a 10 anni dalla creazione della Uem deve essere migliorato il coordinamento dei Paesi membri e bisogna fare in modo che Eurolandia possa avere maggiore influenza a livello internazionale. Almunia vorrebbe una rappresentanza esterna e una poltrona unica nelle istituzioni e nei forum finanziari internazionali, anche per riflettere il peso dell’euro come valuta internazionale che ormai viene usata ben al di là delle nostre frontiere. Tanto per dire, ormai i negozi di molte città americane accettano l’euro come moneta di pagamento al posto del dollaro. Queste questioni, saranno al centro delle proposte che Almunia avanzerà nel secondo semestre di questo anno quando la presidenza di turno della Ue toccherà alla Francia di Sarkozy. Note dolenti invece sulla crescita: “Un livello potenziale annuo al 2% - ha ammesso Almunia - resta troppo basso”. A suo avviso comunque, la Uem è “una costruzione solida e un notevole successo. Ma l’esperienza acquisita nel corso di questo primo decennio mostra che le decisioni politiche di un Paese possono avere delle ripercussioni importanti su altri. Di qui, dobbiamo continuare a migliorare il governo dell’economia attraverso impegni politici forti e vincolanti”. Il tutto deve essere accompagnato da un miglioramento della nostra strategia economica internazionale coinvolgendo gliù Stati membri, il Consiglio e il Parlamento europeo sulle decisioni da prendere. Almunia ha assicurato che questo non significa creare nuove strutture centralizzate ma semmai sviluppare il coordinamento e la sorveglianza delle politiche economiche e di bilancio nazionali. In questo ambito, si devono anche correggere le divergenze registrate tra i 10 Paesi membri sul piano della crescita, dell’inflazione e della competitività. In ogni caso l’adozione dell’euro resta positiva: “In questo periodo di incertezza e nel contesto della crescita preoccupante dei prezzi dell’energia e degli alimenti, possiamo solo rallegrarci dalla protezione offerta da una moneta internazionale basata su un mercato di 320 milioni di persone, sostenuta da finanze pubbliche sane e da politiche macro-economiche stabili”. L’obiezione da opporre ad Almunia è la solita e cioè che la stabilità delle finanze pubbliche con le collegate misure restrittive sulla circolazione monetaria, ha finito per bloccare le possibilità di una crescita economica. Un atteggiamento che la Banca centrale europea non ha alcuna intenzione di cambiare con interventi che rendano il denaro meno costoso per chi vuole investire.
Prodi: l’euro è troppo forte e non deve crescere Romano Prodi, capo del governo uscente, si è detto d’accordo sul fatto che l’euro è troppo forte ma a suo avviso più per la debolezza del dollaro che non per la sua forza e per quella dell’economia europea. “Mi auguro che a questo punto non vada più in su, perché altrimenti le nostre esportazioni vengono messe a dura prova”. A suo avviso comunque, “l’Italia sta reagendo bene nonostante questo aspetto: eccetto il mercato americano e giapponese, noi stiamo conquistando quota in tutti gli altri mercati mondiali. Questo vuol dire che nella nostra impresa, nella nostra piccola e media impresa, c’è una base sana che si sta specializzando soprattutto nella meccanica, negli alimentari e nel tradizionale made in Italy. Stiamo diventando i fornitori di macchine complesse a tutto il mondo. Un fatto consolante”. In ogni caso una difesa sempre e comunque dell’euro e del suo ruolo. “Senza l’euro -ha spiegato- saremmo un Paese in una inflazione galoppante, fuori dalla linea guida degli altri Paesi, isolato e veramente alla deriva. L’euro è stato per noi il riaggancio ad un’economia sana. Quando io promisi che i mutui delle case sarebbero andati al 5% ridevano tutti, ma era la conseguenza naturale dell’euro. Poi – ha affermato mettendo sotto accusa il ruolo dei del governo Berlusconi che gestì a gennaio 2002 l’introduzione dell’euro - ci sono stati gli errori nel passaggio dalla lira all’euro, temporanei ma molto gravi, perché non si é sorvegliato. Il governo successivo al mio non ha sorvegliato sul passaggio, con il doppio prezzo, con il controllo della distribuzione, dei negozi, dei ristoranti”. Della serie: io sono bravo, gli altri hanno sbagliato. Ma resta il fatto che l’euro è diventata la moneta di riferimento mondiale e in molti casi più del dollaro. “Nel mondo – ha concluso compiaciuto - circolano più euro che dollari”.
|