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Tremonti: sgravi fiscali in agenda già mercoledì. Nessun problema di copertura

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Giovedì 15 Maggio 2008 – 16:07 – Diana Pugliese stampa
Tremonti: sgravi fiscali in agenda già mercoledì. Nessun problema di copertura



Si riduce sempre di più il potere d’acquisto delle famiglie italiane. Secondo i dati pubblicati ieri dall’Istat, l’inflazione annua ad aprile è rimasta stabile al 3,3%, il che corrisponde a dire che in un anno i prezzi sono cresciuti del 3,3% come è accaduto ad aprile 2007 rispetto ad un anno prima. Su base mensile poi, cioè rispetto a marzo scorso, i prezzi sono aumentati dello 0,2%, come conferma l’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati. Ancora più forte la variazione dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca), cresciuto dello 0,6% congiunturale e del 3,6% tendenziale.
Al di là dell’indice complessivo, a preoccupare maggiormente è la composizione dei rincari. A far salire l’inflazione mensile infatti, stando alle rilevazioni Istat, sono stati soprattutto i capitoli Abitazione, acqua, elettricità e combustibili, Prodotti alimentari e bevande analcoliche e Servizi ricettivi e di ristorazione, rincarati rispettivamente dell’1,5%, dello 0,5% e dello 0,4%, a fronte di variazioni nulle per i capitoli Servizi sanitari e spese per la salute, Istruzione e Altri beni e servizi e negative solo per le voci Trasporti, Comunicazioni (entrambi -0,3%) e Ricreazione, spettacoli e cultura (-0,2%). Lo stesso può dirsi per l’indice tendenziale, cioè rispetto ad aprile 2007, il cui preoccupante aumento deriva soprattutto dai capitoli Abitazione, acqua, elettricità e combustibili, Prodotti alimentari e bevande analcoliche e Trasporti, in salita rispettivamente del 6,1%, del 5,6% e del 5,1%. Negative, invece, le variazioni dei capitoli Comunicazioni (-2,7%) e Servizi sanitari e spese per la salute (-0,3%), comunque insufficienti a compensare gli effetti dei beni rincarati.
Ma ad allarmare di più sono soprattutto gli aumenti rilevati dall’indice specifico per la classe economicamente più debole, il Foi, che rileva i prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati. I prezzi dei capitoli Abitazione, acqua, elettricità e combustibili, Prodotti alimentari e bevande analcoliche e Servizi ricettivi e di ristorazione sono infatti saliti rispetto a marzo scorso rispettivamente dell’1,4%, dello 0,5% e dello 0,3%. In controtendenza, invece, le voci Trasporti (-0,4%), Comunicazioni (-0,3%), Ricreazione, spettacoli e cultura (-0,2%) e Altri beni e servizi (-0,1%), beni non indispensabili e quindi insufficienti a compensare i rialzi dei beni primari.
Rispetto ad aprile 2007, sono stati ancora i capitoli Abitazione, acqua, elettricità e combustibili e Prodotti alimentari e bevande analcoliche e Servizi a subire le pressioni inflattive maggiori, rispettivamente più 5,6% e più 5,5%, cui deve essere aggiunto l’aumento del 5,1% del capitolo Trasporti. Anche in questo caso i rincari non sono stati compensati dai capitoli in controtendenza: Comunicazioni (-3,3%) e Servizi sanitari e spese per la salute (-0,2%).
Dalle analisi dell’istituto guidato da Luigi Biggeri emergono infine ulteriori allarmanti accelerazioni dei prezzi dei beni alimentari. Pane e cereali, ad esempio, hanno registrato un aumento mensile dello 0,8% e annuo del 10,6%. Per il pane, in particolare, l’incremento è stato dello 0,3% rispetto a marzo e del 13% rispetto ad aprile 2007. In salita, purtroppo, anche la pasta (+1,9% mensile e +18,7% annuo), i prodotti del gruppo latte, formaggi e uova (+0,5% congiunturale e +8,3% tendenziale, con picchi superiori al 10% per il latte), la frutta (+6,3% tendenziale), gli ortaggi (la cui crescita rallenta da +4,2% a +3,3%) e la carne (in rallentamento a +3,7%).
Come evidenzia un’analisi sui consumi nei primi tre mesi del 2008, diffusa ieri dalla Coldiretti, l’aumento dei prezzi dei beni alimentari continua a spingere al ribasso gli acquisti degli italiani (-0,4%), con cali record per pane (-5,5%), ortaggi (-5,5%), carne bovina (-3,4%), pasta (-2,5%) e frutta (-1,8%); in controtendenza solo il latte fresco, cresciuto dell’1,6%.
Un calo allarmante di fronte al quale continua a cadere nel vuoto l’invito dell’associazione dei coltivatori diretti di accorciare la filiera agroalimentare per evitare che “i troppi passaggi e le inefficienze odierne” portino alle stelle i prezzi, danneggiando le imprese agricole in termini di margini e di caduta dei consumi. “I prezzi dei prodotti alimentari - ha spiegato la Coldiretti - aumentano in media di cinque volte nel percorso dal campo alla tavola con differenze tra i diversi prodotti che vanno da tre volte per frutta e verdura a quattro per il latte fino a dieci per il pane”.
I coltivatori hanno calcolato che, su circa 467 euro mensile di spesa per famiglia destinata ad alimenti e bevande, più della metà (51%) va al commercio e ai servizi (ben 238 euro), il 30% all’industria alimentare (140 euro) e solo il 19% alle imprese agricole (89). La vendita diretta o, comunque, la filiera più corta consentirebbe di acquistare gli stessi beni a prezzi inferiori.
Nonostante la volontà politica dimostrata dal precedente esecutivo, questa soluzione sembra però ancora lontana dal concretizzarsi mentre gli stipendi, dall’altra parte, continuano a rimanere al palo, costringendo gli italiani a fare miracoli per far quadrare il bilancio.

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