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La crisi del Kosovo nelle lettere di Vuk Jeremic

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Domenica 23 Marzo 2008 – 14:27 – Andrea Perrone stampa
La crisi del Kosovo nelle lettere di Vuk Jeremic

Il Quotidiano Rinascita ha tradotto, per gentile concessione dell'ambasciata della Repubblica di Serbia, alcune lettere che il ministro degli Esteri di Belgrado, Vuk Jeremic, ha inviato al segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ad un mese esatto dalla dichiarazione unilaterale d'indipendenza del Kosovo.

Belgrado
17 marzo 2008

Sua Eccellenza,

Affrontando il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite l’11 marzo, ho ripetuto la posizione a lungo portata avanti dalla Repubblica di Serbia che il dialogo ragionevole, non l’azione unilaterale, è l’unica strada per costruire la fiducia, cercare l’accordo, rafforzare le Nazioni Unite, e arrivare ad una rapida soluzione, reciprocamente accettabile, per il futuro status della provincia meridionale del Kosovo del mio Paese, sotto l’amministrazione delle Nazioni Unite, in conformità all’UNSCR 1244, del 1999 (Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, n.d.T).
Ho sottolineato la nostra solerzia a condurre una serie di incontri con l’UNMIK su tutta una serie di problemi pratici come lo status della popolazione serba e quella della chiesa ortodossa serba, come pure la questione dei punti doganali, lo status dei giudici e dei poliziotti kosovaro-serbi, così come su tutti gli altri.
Ciò è stato affermato sulla base della nostra fiducia che le Nazioni Unite condividono la nostra posizione sulla necessità di muoversi verso una posizione conciliatoria. È anche un riflesso del fatto che la situazione in campo nel Kosovo e Metohija è divenuta ancora più instabile come conseguenza dell’unilaterale, illegale e illegittima dichiarazione di indipendenza dalle istituzioni provvisorie dell’autogoverno del Kosovo - che ha avuto luogo il 17 febbraio di quest’anno, in diretta e chiara violazione dell’UNSCR 1244, del 1999 (Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, n.d.T).

****
Sua Eccelenza,

Le fondate speranze della Repubblica di Serbia sono state disattese, con nostro grande disappunto. Nonostante il suo personale impegno - a me espresso durante il nostro incontro a Ginevra il 3 marzo - al rapido avvio del dialogo fra il Sig. Joachim Rücker, il vostro rappresentante speciale, e la Repubblica di Serbia, il Sig. Rücker ha declinato l’invito del Dr. Slobodan Samrdzic, ministro serbo per il Kosovo e Metohija, di raggiungere Belgrado per un colloquio finalizzato a trovare una soluzione alle attuali difficoltà.
Di lì a poco la situazione sul terreno ha cominciato a deteriorarsi. Come Lei sa, il 14 marzo un gruppo di giudici, procuratori ed impiegati di tribunale serbi ha occupato l’edificio giudiziario nella città di Kosovska Mitrovica
Durante il fine settimana, il ministro Samardzic e il PDSRSG (Primo vice delegato speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite, n.d.T.) Lawrence Rossin, si erano consultati sulle azioni comuni che avrebbero potuto intraprendere per far scemare le tensioni. Questo dialogo costruttivo era stato riaffermato nel corso di un altro incontro avvenuto ieri nella città di Gracanica.
Ed ora, meno di dodici ore dopo, nel quarto anniversario della ben orchestrate violenze di massa contro la popolazione serba del Kosovo e Metohija, la polizia UNMIK ha ricevuto l’ordine impressionante di usare la forza contro i lavoratori in sciopero del settore giudiziario serbo kosovaro asserragliati nell’edificio.
Il tempismo di questa azione fa sorgere dubbi sulle buone intenzioni dell’UNMIK.
Le notizie che ci sono giunte indicano che unità speciali della polizia UNMIK, assistite da un contingente di soldati della KFOR con armamenti pesanti, hanno preso d’assalto l’edificio nell’ambito di un’incursione lanciata prima dell’alba ed arrestato tutti i presenti, trasportandoli a Pristina per essere processati. Nel corso di questa operazione sono stati sparati proiettili veri, sono state utilizzate granate assordanti e gas lacrimogeni. Oltre settanta persone sono rimaste ferite.
La Repubblica di Serbia ritiene che l’uso della forza sia stato eccessivo ed abbia violato il mandato delle forze di sicurezza internazionali che dovrebbero provvedere alla salvaguardia ed alla sicurezza di tutte le comunità della nostra provincia meridionale.
Come risultato di queste ingiustificabili ed inaccettabili azioni del personale che agisce sotto l’autorità delle Nazioni Unite si è registrato un crescere della tensione sul terreno.
Alla luce di questi fastidiosi sviluppi, insisto affinché Lei ordini subito un’indagine su quanto accaduto.
È ora nostra responsabilità agire urgentemente per mitigare la situazione e riportare la calma e la stabilità sul terreno.
In caso contrario, questo sbaglio dell’UNMIK potrebbe generare ulteriori sbagli e dare luogo a eventi non più controllabili.

****
Sua Eccellenza,

Ieri, il ministro Samardzic ha proposto di iniziare immediatamente i negoziati per un accordo ad interim con l’UNMIK che chiarificherebbero le relazioni fra le due parti. Gli avvenimenti di questa mattina possono soltanto servire a ribadire l’importanza di forgiare questo accordo in un futuro molto prossimo. Questo è una fase di spartiacque. Ciò che faremo nel tempo a venire determinerà largamente se la situazione sul campo può essere calmata o se piuttosto diverrà un’inutile spirale fuori controllo. È quindi di fondamentale importanza per tutte le parti agire per una pianificazione strategica e in modo ragionevole. Le azioni unilaterali non risolveranno i problemi, piuttosto ne creeranno dei nuovi, come gli eventi del 17 febbraio dimostrano chiaramente.
Mi appello a te a decidere qualsiasi azione sia necessaria per ricostruire uno slancio di compromesso in linea con l’UNSCR 1244, del 1999 (Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, n.d.T.). Le faccio presente la garanzia che il governo della Repubblica di Serbia farà lo stesso.
Siamo pronti ad essere dei partner costruttivi nel determinare lo status futuro del Kosovo.
Siamo interessati a compiere dei negoziati in buona fede, e restiamo fiduciosi che il dialogo franco e schietto è l’unica strada da seguire per superare le nostre attuali difficoltà e ripristinare la pace, e la stabilità per la nostra provincia meridionale. Per cortesia accetti, Eccellenza, le garanzie della mia più alta considerazione.

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