Il IV governo Berlusconi prende pienamente le sue forme. Ai 12 ministri con portafoglio si aggiungono i 9 ministri senza portafoglio e i 39 membri tra vice e sottosegretari, per un totale di 60 unità. Praticamente 43 membri in meno rispetto al governo uscente di Prodi. E nel salone delle Feste, al Quirinale, si è svolta la cerimonia del giuramento del presidente del Consiglio in pectore e dei 21 ministri nelle mani del capo dello Stato. Chissà che faccia avrà fatto Veltroni che in una sua ridicola lettera chiese al principale esponente del partito avverso, poco prima del voto politico, di fare giuramento sulla costituzione. Cosa del tutto ridicola visto che Berlusconi è al suo 4 mandato. Ma veniamo ai problemi del presidente del Consiglio in pectore in merito alla nomina dei viceministri e dei sottosegretari. Le pressioni per mettere Tizio o Caio sono state tante. E il Cavaliere ha fretta di chiudere per evitare malumori e destabilizzazioni dell’assetto di governo. L’unica casella sicura è quella del leghista Roberto Castelli al dicastero delle Infrastrutture. Anche l’alleanzino Adolfo Urso destinato al Commercio con l’Estero dovrebbe stare in una botte di ferro, più incerta la scelta di Alfredo Mantovano agli Interni. Si vocifera che ci sia un veto della Lega, in quanto finirebbe per sminuire il ruolo di Maroni, ministro dell’Interno, in fatto di immigrazione e sicurezza. Un ripescaggio, come vice all’Agricoltura, potrebbe esserci per l’esponente di An Adriana Poli Bertone e in alternativa un sottosegretariato. Come vice alla Cultura si fa il nome di Gennaro Malgieri, ex direttore del Secolo, mentre per quanto riguarda le caselle di FI si fanno i nomi di Romani vice alle Comunicazioni; Corsetti alla Difesa e Mario Mantovani alle Infrastrutture. Infine, Michela Brambilla dovrebbe ottenere la delega alla Salute. Come vice di Tremonti è sempre più certo il nome di Giuseppe Vegas, mentre per il movimento autonomista dell’Mpa di Lombardo, che in più di una occasione ha alzato la voce, dovrebbe esserci un posto come viceministro. Certi i sottosegretari alla presidenza del Consiglio. Oltre a Gianni Letta si aggiungono Paolo Bonaiuti all’Editoria, Carlo Giovanardi con delega alle tossicodipendenze e, infine, Giafranco Miccichè con delega per il Sud e il Cipe. Per quanto concerne i sottosegretari i nomi in lizza sono quelli di Stefania Craxi di FI agli Esteri, di Giuseppe Cossiga alla Difesa, la forzista Laura Ravetta alle Politiche comunitarie, quindi Jole Santelli alla Giustizia e Ugo Martinat di An alle Attività produttive. Ma non finisce qui. Il presidente del Consiglio dovrà sciogliere anche il nodo delle presidenze di commissione. In pole position sono Lamberto Dini alla commissione Difesa; la forzista Valentina Aprea a quella della Cultura della Camera; Donato Bruno alla commissione Affari costituzionali di Montecitorio; l’azzurro Antonio Tomassini alla Salute; Antonino Caruso di An alla Giustizia; Nitto Palma di FI alla commissione Affari costituzionali del Senato. Dopo la cerimonia del giuramento c’è stata anche quella del passaggio di consegne tra il presidente uscente Prodi e la new entry Berlusconi. Con una stretta di mano tra i due si è definitivamente conclusa l’avventura del Professore, a capo del peggiore governo dal dopoguerra ad oggi. Tra le prime dichiarazioni dei neo ministri registriamo quella di Maroni, ministro all’Interno. “Sul pacchetto sicurezza abbiamo già le idee chiare” questo l’annuncio del titolare del dicastero, che ha anche annunciato un vertice al Viminale già dalla prossima settimana. Vedremo se le misure che questo governo prenderà in materia di sicurezza e immigrazione risponderanno agli impegni presi con gli italiani.
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